Social Network e web - Il diritto all'Oblio!

Come fare per cancellarsi dai social network, da Google e dalla rete.


Come fare perché Google mi dimentichi? Il diritto all'oblio in Europa!

Da quanto si evince dalla sentenza dei giudici della corte europea, Il gestore di un motore di ricerca su Internet è responsabile del trattamento dei dati personali che appaiono su pagine web pubblicate da terzi. Tale sentenza costringe Google a dover trattare ogni richiesta di "deindicizzazione".

Proviamo a fare un poco di chiarezza iniziando a vedere alcuni precedenti.

Nel 2010, il cittadino spagnolo Mario Costeja Gonzalez intenta una causa contro il quotidiano La Vanguardia, Google Spagna e Google Inc. Il suo problema era uno solo: cercando il suo nome sul motore di ricerca Google spuntavano fuori dei link verso il sito del giornale, riguardanti un articolo che aveva come oggetto la vendita all'asta di immobili, che gli erano stati pignorati a causa di una riscossione coattiva di crediti previdenziali. L'articolo era del 1998, ben 16 anni fa e ormai ampiamente dimenticato, tranne da quelli che, cercando il suo nome su Google, trovavano quell'articolo come sua credenziale. Vince la causa nel 2014 e, come prevedibile, nel giro di 4 giorni dopo aver instaurato il servizio "Rimozione di informazioni da Google" sono arrivate più di quarantamila richieste di deindicizzazione.

La decisione della Corte

La decisione della Corte è stata criticata da Google e da molte altre società di Internet oltre che da numerosi esperti di diritto della comunicazione, perché la sua applicazione rischia di limitare la possibilità di trovare e accedere facilmente a determinate informazioni. La Corte infatti ha stabilito che i link verso i contenuti "non più rilevanti" possano essere rimossi sotto richiesta degli interessati, ma che i contenuti a cui rimandano (articoli di giornale, foto, video, etc. etc.) possano rimanere normalmente online. Personalmenet ritengo che non sia una decisione molto saggia! è vero che escludendo i link dai risultati dei motori di ricerca i contenuti diventano comunque molto più difficili, se non quasi impossibili da recuperare, ma è altrettanto vero che i contenuti rimangono ugualmente presenti sulla rete a disposizione di chiunque ne conosca il link diretto, dandogli la possibilità di salvarseli in locale o di ricondividerli con chi vuole.

Diritto all'oblio su Google

Quindi i giudici della corte europea hanno confermato il diritto all'oblio per i cittadini dell'UE!! Cosa vuol dire? Vuol dire che possiamo fare richiesta a Google di eliminare l'indicizzazione di contenuti che riguardano informazioni personali e immagini offensive. Per chi fosse interessato a sapere cosa intende la Corte europea e Google per immagini offensive o informazioni personali, può approfondire l'argomento a questi link:

Google spiega che ogni richiesta sarà valutata con attenzione e cercando di bilanciare i diritti sulla privacy della persona con il diritto di tutti di conoscere e distribuire le informazioni, quindi in poche parole sarà Google a fare da Gidice di se stesso e del richiedente la cancellazione. Come previsto dalla stessa sentenza della Corte, Google valuterà se i link per cui viene richiesta la rimozione rinviino verso informazioni effettivamente obsolete e non più rilevanti oppure verso dati di interesse pubblico, come possono esserlo invece quelle su frodi finanziarie, negligenza professionale, condanne penali o problemi legati alla condotta pubblica di funzioni statali. Google lavorerà con le diverse autorità per la privacy nei vari paesi europei per migliorare il sistema per richiedere la rimozione dei link. Non è ancora chiaro come si comporteranno gli altri motori di ricerca, ma è probabile che adotteranno in breve tempo soluzioni simili e si adeguino alle decisioni del colosso del web, per rispondere alla sentenza della Corte ed evitare sanzioni. Al Financial Times, il CEO di Google Larry Page ha ammesso che la sua società si sarebbe dovuta concentrare di più sull’Europa, sulle diverse leggi che regolano Internet e sul dibattito sulla privacy che va avanti da anni tra gli stati dell’Unione: "Da tutto questo abbiamo imparato una cosa: dobbiamo iniziare a parlare con le persone". Per Google è un importante cambiamento di strategia, perché fino a ora aveva scelto una strada più combattiva con diverse azioni legali per opporsi ad alcune leggi e decisioni in ambito europeo. Page ha comunque ricordato che la sentenza della Corte porta a diverse complicazioni, soprattutto per le società più piccole che iniziano a lavorare online affermando: "Noi siamo una grande azienda e possiamo rispondere a questo tipo di cose e spenderci dei soldi sopra, non è un grande problema per noi", ma lo stesso non si può dire per le startup. La preoccupazione di Google, ha concluso Page, è che le nuove regole in Europa determinate dalla sentenza possano indurre altri governi in giro per il mondo ad aumentare la censura online. Di fatto, la sentenza rende Google e gli altri motori di ricerca responsabili per la visibilità dei contenuti che circolano online, anche se li hanno solo aggregati per inserirli nei loro indici e nelle loro pagine dei risultati.

Alla fine? quasi niente di fatto!

Semplificando, la Corte ha stabilito che in particolari circostanze alcuni contenuti non potranno essere più linkati sui motori di ricerca, anche se questi contenuti sono legittimati a esistere.

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